Oggi, grazie a tecnologia, delocalizzazione e competizione globale, le merci tendono a costare sempre meno (esempio, un televisore), ad eccezione di quelle che contengono un alto tasso di servizio che invece costano sempre di più: un sacchetto di insalata già pronta, il cartone del latte al supermercato per i quali confezionamento e distribuzione costano più del contenuto.
Cresce anche il costo dei servizi veri e propri che contengono un'alta quantità non sostituibile di ricerca, lavoro o logistica (medicina, manutenzioni varie, riciclaggio dei rifiuti...).
A ben vedere, la normale vita quotidiana richiede una quantità di merci abbastanza stabile nel tempo (cibo, abiti, un mobile, il telefonino, l'automobile), ma una quantità crescente di energia (aumento della mobilità e delle attrezzature tecnologiche in casa e fuori) e di servizi diversi, dai programmi TV all'asilo nido per i bambini.
Storicamente, la cooperazione è nata proprio per “rendere un servizio” al socio: fornirgli merci a prezzo equo, un'abitazione, il lavoro ecc., strutturando in forma aziendale i mezzi per raggiungere lo scopo sociale. Il risultato è stato ed è soddisfacente, visto che le cooperative sono spesso delle aziende molto longeve, si sviluppano e aumentano il numero dei loro soci.
Da molti anni la cooperazione di servizi funziona con successo nei settori ad alta intensità di lavoro: trasporti, assistenza alle persone, formazione ecc., spesso sviluppando imprese o consorzi cooperativi in grado di offrire un'elevata qualità che ha contribuito alla modernizzazione della vita economica del nostro Paese.
Tuttavia, di fronte a bisogni nuovi, o ai vecchi che inaspettatamente ritornano date le condizioni dei bilanci pubblici e sono rimandati al “contare sulle proprie forze”, cresce la domanda di servizi il cui costo non è riducibile dal mercato e non è facilmente sostenibile dalla famiglia. Ognuno ne vede esempi nella propria vita quotidiana.
In questa direzione è auspicabile lo sviluppo di nuova cooperazione, particolarmente per quei servizi che si possono domandare ed offrire in piccoli ambiti territoriali, quale ad esempio un quartiere della città. A questo livello, se si potesse definire una figura di “piccola cooperativa” non soggetta alla normale disciplina civilistico-fiscale pur essendo obbligata a criteri minimi di qualità, sarebbe possibile auto-organizzare risposte efficienti ai bisogni delle famiglie e delle persone in specifici ambiti territoriali, a costi sostenibili da redditi famigliari già stressati.
E’ questo, probabilmente, uno dei terreni su cui ricercare nelle società sviluppate ma meno efficienti la realizzazione degli obiettivi indicati dall’Anno Internazionale delle Cooperative.