Da anni in Europa si è instaurata una strana cultura: promuovere l'autonomia decisionale dei figli perché ogni individuo deve poter sviluppare la propria libertà decisionale, sempre.
Molte sono le insidie che si trovano in un percorso educativo autentico: i genitori possono sbagliare anche per troppo affetto.
La proposta, l'offerta, il dialogo, la comprensione, la disponibilità a mettersi nei panni degli altri sono virtù irrinunciabili, ma non possono diventare occasione per abdicare alle proprie competenze. Guidare i figli nella loro crescita non è un'azione oppressiva, ma una dimostrazione d'amore.
A volte i genitori, credendo di attuare un processo positivo, si mettono sullo stesso piano dei loro figli lasciandoli in assoluta autonomia decisionale. Nella seconda metà del Novecento siamo passati dal vecchio stile tradizionale che vedeva i figli in condizione subordinata al permissivismo del post- Sessantotto che invece li considera persone di diritto pari a quello degli adulti. Si può comprendere perché molti genitori, memori dei danni prodotti dai metodi educativi autoritari, si siano sentiti in dovere di concedere la massima libertà ai figli e di porli al centro delle decisioni familiari. Tuttavia, tra l'autoritarismo di un tempo e il permissivismo delle ultime generazioni (che con i loro timori, insicurezze e incoerenze rischiano di trasformare i figli in tiranni domestici e adulti insicuri), c'è un diverso tipo di autorità: quella del genitore “autorevole”, una persona affettuosa, disposta al dialogo, favorevole all'autonomia dei figli ma che conosce uno dei suoi compiti più importanti: insegnare le regole, i limiti e il rispetto.
I bambini devono certamente rispettare le regole perché servono a strutturare la personalità, a sviluppare il senso etico, a formarsi come cittadini, ma devono comprenderle, farle proprie e non assumerle per timore
dell'autorità. E' giusto che esprimano le loro opinioni, ma per quanto riguarda le decisioni bisogna distinguere tra le cose che si possono discutere e quelle di cui si può parlare ma che piaccia o no tutti siamo obbligati a fare o non fare. Su quest'ultime, essendo regole fondamentali per la vita individuale e sociale non si può transigere o tergiversare.
Dopo aver parlato e spiegato, bisogna saper dire con fermezza “è così e non si fa diversamente” a costo di scatenare un conflitto. Questo è un punto dolente perché molti genitori non sanno gestire il conflitto, per incapacità o per paura di non essere amati: preferiscono cedere lasciando il figlio senza una guida.