Solo nel 1860 l'idea potè concretizzarsi entrando nei programmi del sindaco Antonio Beretta volti a riqualificare la città e arricchirla civilmente con moderni servizi, come la nuova piazza del Duomo,la galleria Vittorio Emanuele e la nuova stazione
ferroviaria.
Acquistato il terreno a Nord-Ovest in allora estrema periferia, il nuovo camposanto venne aperto a tutte le fedi, ivi comprese quelle cristiano-acattolica e israelita, prevedendo le sepolture in spazi autonomi e indipendenti.
Nel 1862, il progetto di Carlo Maciachini fu considerato il migliore, per i suoi svariati accenti stilistici dal romano-lombardo al bizantino, svolti con grande abilità nel dettaglio decorativo e “con l'indole severa e le reminescenze artistiche del paese nostro”.
Importante nell'architettura del Maciachini l'uso dei materiali, l'attenzione alle loro qualità funzionali e alla resa cromatica, giocando sull'alternanza tra il bianco del Botticino e il rosso scuro della pietra Simona, nonché sull'abbinamento tra il laterizio a vista con i graniti e le pietre marmoree del Veronese.
Con cerimonia solenne e con la benedizione di Monsignor Calvi, seppur incompleto nelle parti architettoniche, il 2 novembre 1866 il cimitero fu disponibile per le inumazioni.
La sepoltura al Monumentale divenne nel corso degli anni un'imprescindibile forma di rappresentanza sociale: un obiettivo da raggiungere, specie dopo l'istituzione nel 1895 delle sepolture perpetue e diede l'avvio a importanti sodalizi artistici, come quello rilevante fra gli arch. Figini e Pollini con l'artista Fausto Melotti nelle edicole Achille e Manusardi.
Le architetture del Monumentale sono un campionario di orientamenti e tendenze, dall'Eccletismo al Liberty, dal Novecento al Contemporaneo e, per quanto riguarda la scultura, la maggior parte degli artisti proveniva dall'Accademia di Belle Arti di Brera, associando ex allievi ad apprezzati titolari di cattedra. Il Cimitero Monumentale è quindi un luogo complesso dove è possibile intrecciare diverse letture: in esso si riflettono non solo passaggi delle varie stagioni artistiche, ma anche la storia e l'immagine più rappresentativa della città. Un Museo a Cielo Aperto, fra i più importanti del mondo, ove si registrano sia gli eventi storici della nostra Milano sia le vite dei suoi protagonisti, il variare dell'arte e del gusto estetico.
Ne sono testimonianza le opere del Butti, del Bazzaro, Medardo Rosso, Arturo Martini, di Giacomo Manzù nell'edicola Motta, l'opera di Piero Portaluppi con lo scultore Giannino Castiglioni, il monumento a Ulrico Hoepli realizzato dal Wildt, la scultura di Francesco Messina che richiama la parabola dal “figliol prodigo”; insomma un gioiello da scoprire e da apprezzare, scacciando lo stereotipo del cimitero come luogo del pianto da vedere una volta all'anno.
Per finire, ricordiamo il “Famedio”, il Pantheon degli uomini illustri della nostra città.
In esso sono sepolti Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo, Giovanni D'Anzi e Giorgio Gaber, Tommaso Marinetti e Salvatore Quasimodo, Filippo Turati e Arturo Toscanini, e, perché no, Herbert Kilpin calciatore e fondatore del Milan e Giorgio Muggiani pittore e fondatore dell’Inter.