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06 settembre 2011

Musica per tutti - Jean-Philippe Rameau

Creiamo lo scenario: siamo alla corte di Luigi XIV, Re Sole. Musicista del re era Jean Baptiste Lully, di origine italiana che non amava rivali, e il numero due era Marc Antoine Charpentier a noi famoso per il Te Deum, sigla in TV del collegamento Eurovisione, che se avesse potuto mandare a quel paese Lully lo avrebbe fatto volentieri dato che spesso “cassava” la sua musica.

C'erano poi quei nobili incipriati e imparruccati (nella stampa d’epoca qui sotto) che sedevano sulle belle poltrone e che avendo poco da fare si annoiavano nel sentire opere musicali che duravano ore.
Muore Luigi XIV e gli succede Luigi XV, muoiono Lully e Charpentier, la musica rimane e i nobili… si annoiano. E’ qui che entra in scena il nostro Rameau che crea una musica per far sgranchire le gambe ai nostri “indaffarati”nobili. Immaginiamoci i parrucconi che danzano, che sudano, che s'incipriano, ma si lavano poco e si profumano molto.
Queste musiche piacquero e le danze correlate assunsero anche un risvolto segreto perché a secondo della danza a cui si veniva invitati a ballare “passava” un significato. Un esempio poteva essere passacaglia = rafforzamento di una unione, minuetto = tradimento e così via.

Ma chi era questo Rameau? Nato nel 1683 era il settimo di undici figli, il padre organista in due chiese di Digione a cui poi il figlio succederà, la madre figlia di un notaio. Pare che Jean-Philippe sapesse la teoria della musica prima ancora di saper leggere e scrivere.
Studiò dai gesuiti e i suoi genitori lo volevano laureato in giurisprudenza, ma per fortuna egli scelse la musica (come Telemann, ricordate?).
Nel 1701 per tre mesi venne a Milano e si pentì di non aver potuto prolungare il suo soggiorno in Italia per migliorare lo stile musicale. Trasferitosi definitivamente a Parigi scrisse il“Traitè de l'harmonie” e il “Livre de pièces pour clavecin” che fino all'inizio del Novecento restarono riferimenti teorici e fondamenti dell'armonia europea.
Nel 1731 conobbe il mecenate La Pouplinière, un riccone che gli affidò la sua orchestra privata e gli fece conoscere Voltaire, il quale lo introdusse nel mondo dell'opera. Da qui il successo, grazie alle opere come “Le Indie Galanti”, “Castore e Polluce” e “Zoroastro”.

Nel 1745, nonostante le polemiche tra Lullysti e Rameauisti ricevette da Luigi XV l'incarico di Compositore della Camera del Re. Rameau musicista e filosofo, con il suo trattato ebbe il merito di classificare l'armonia secondo criteri moderni. Morì a Parigi nel 1764. Fino agli anni 50 del Novecento le sue opere furono dimenticate e solo dopo si ritrovò l'interesse per queste piacevoli musiche antiche e moderne nelle stesso tempo.
Andando su YouTube® cercate “Les Indes Galantes”, Les Sauvages ed entrerete in un mondo di sonorità nuove prese dalle colonie d'oltremare, antichità e certezze date dall'occidente.

Massimo Montella

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