Nato a Torino nel 1810 da antica famiglia (il padre, marchese, era capo della polizia torinese), e da mamma nobildonna ginevrina e calvinista che aveva insegnato al giovane i valori dell'etica del lavoro e della libertà di coscienza, fu da giovane avviato all'accademia militare che presto lasciò col grado di ufficiale del genio.
Incominciò a viaggiare per l'Europa, venendo a conoscere direttamente quei contesti, dove più significativa era l'evoluzione politica ed economica, conducendo nel contempo una vita “allegra”: grandi sarti, belle donne, scommesse ai cavalli, gioco spericolato e fortissimo: “tutto quello che ho guadagnato in tre anni l'ho perduto in un giorno”.
Tornato in Italia si dedicò soprattutto alla conduzione della tenuta agricola di famiglia nel Vercellese, ove introdusse le più moderne tecniche di cultura.
Fu protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico e dell'anticlericalismo, contrastò apertamente le idee repubblicane di Mazzini e le azioni potenzialmente rivoluzionarie di Garibaldi.
L'azione politica di Cavour fu contraddistinta da precisi caratteri, in particolare: - il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico; - non offrire motivo di protesta alle frange estremiste, interpretando sempre la logica liberale e riformista, le giuste aspettative del popolo (il giusto mezzo); - tra stato e chiesa, non più reciproca legittimazione, ma distinzione ben espressa da “libera chiesa in libero stato”.
Fu ministro del regno di Sardegna dal 1850 al ‘52; capo del governo dal ‘52 al ‘59 e dal ‘60 al ‘61. Con la proclamazione del Regno d'Italia divenne Primo Ministro del Consiglio del nuovo Stato unitario e con tale carica morì precocemente a Torino il 6 giugno1961, non potendo così veder completato il suo capolavoro politico. Fu, come disse Giovanni Spadolini “L'unico uomo di stato, per uno stato che ancora non c'era”.