Il giovane Carlo trascorre gran parte della sua infanzia dividendosi tra la vita milanese e lunghi e frequenti soggiorni a Casorate ospite di parenti paterni, ove approfittò della biblioteca di un prozio sacerdote di campagna per leggere e appassionarsi delle lettere classiche che lo indussero a intraprendere gli studi nei seminari di Lecco e Monza, che tuttavia lasciò per studi liceali in Milano.
A 18 anni, grazie ad alcuni insegnanti di liceo, si avvicinò ad un gruppo di personaggi, fra i quali il Pellico e il Maroncelli, espressione del primo Romanticismo Lombardo, più volte censurato dagli austriaci.
Terminati nel 1820 gli studi, fu nominato professore di grammatica latina e di scienze umane e successivamente si laureò in diritto.
Fu in quella stagione che riuscì a frequentare intellettuali progressisti come Vincenzo Monti e il giurista Gian Domenico Romagnosi, di cui ammirava il rigore del metodo, lo studio dei fatti concreti e il rifiuto di ogni astratta filosofia, divenendo ben presto suo discepolo prediletto e amico.
Lasciata la scuola da pensionato nel 1835 per motivi di salute e sposatosi con una nobile inglese, nonostante l'opposizione dei genitori di lei, quell'anno fu per lui molto importante, perché morto Romagnosi, ne raccolse l'eredità culturale e si dedicò totalmente all'attività di scrittore.
Fu capo del consiglio di guerra e leader indiscusso delle Cinque Giornate di Milano.
Costretto a fuggire a Parigi con il ritorno degli austriaci, ritornò nel 1859 e fece risorgere il “Politecnico”, periodico culturale di notevole rilevanza da lui fondato nel 1839 e che diresse fino al 1862. Nel 1860 fu a Napoli con Garibaldi, ma se ne allontanò quando vide l'impossibilità di imporre la soluzione federalista. Eletto in quell'anno al Parlamento non parteciperà mai ai lavori e non vi andò mai per non volersi piegare a prestare giuramento alla corona.
Morì a Lugano il 6 marzo 1869, seguito in ottobre dalla moglie. Il suo corpo giace nel “Famedio” del Cimitero Monumentale di Milano, accanto a illustri concittadini come Alessandro Manzoni e Carlo Forlanini. Cattaneo viene ricordato per il suo pensiero sul federalismo che non poteva essere il programma di un solo partito politico, ma avrebbe dovuto essere il sentire delle genti. Per lui il federalismo doveva partire dal basso, da un patto di popolo. Il Comune cellula naturale, così come la famiglia, è l'elemento fondamentale di governo, là dove l’individuo può esprimere liberamente il proprio essere.
(a. e. c.)