Non di meno all'estero “l'eroe dei due Mondi” invincibile combattente, è un idolo dei democratici ed è stato simbolo degli ideali di libertà e giustizia, di indipendenza dei popoli e di emancipazione delle masse popolari.
Nato a Nizza il 4 luglio 1807, carattere irrequieto e desideroso di avventure, già da giovanissimo
si imbarca come marinaio per
“andar per mare”. A venticinque anni è già capitano di un mercantile e nello stesso periodo si avvicina ai movimenti patriottici , in particolare alla mazziniana “giovine Italia” con il nome di “Pane” .
A seguito del progetto mazziniano del “34” di invadere la Savoia, a Garibaldi venne assegnato il compito di far insorgere la città di Genova e di occupare il porto. Fallito il tentativo fugge a Tunisi per arruolarsi come marinaio della flotta piratesca
di Hussein Bey, signore di Tunisi.
Non vi resta molto: di nuovo a Marsiglia si imbarca come secondo su un brigantino diretto a Rio de Janeiro. Da qui inizia un periodo che durerà fino al Quarantotto in cui lo vediamo impegnato in varie imprese in Brasile ed in Uruguay, ove incontra e sposa Anita, accumulando notevole esperienza nelle tattiche della guerriglia basate sulle operazioni rapide e di sorpresa diventando condottiero di uomini.
Rientrato in Italia allo scoppio dei moti di indipendenza, nel 1849 partecipa alla difesa della Repubblica Romana, diventando l'anima delle forze repubblicane contro Pio IX e i francesi alleati, sotto i quali soccomberà.
Abbandona Roma per vie pericolosissime, ungo le quali perde molti fedeli e l'adorata Anita, riuscendo però a raggiungere
il Regno di Sardegna.
Come sempre non si da per vinto e rafforzato negli ideali unitari incontra Cavour e Vittorio Emanuele che lo autorizzano a costituire il corpo volontario dei “Cacciatori delle Alpi”che coglieranno significativi successi nella II° guerra d'indipendenza.
Nel 1860 è promotore e capo della spedizione dei “Mille”. Con 1089 uomini sui vapori Piemonte e Lombardo della compagnia Rubattino, salpa da Quarto(GE) e sbarca a Marsala 5 giorni dopo, iniziando la sua marcia trionfale, battendo i Borboni a Calatafimi e libera completamente la Sicilia. Risalendo la penisola conquista Reggio, Cosenza e Salerno entra a Napoli abbandonata dal re e infine sconfigge i Borboni sul Volturno.
Il 28 ottobre incontra Vittorio Emanuele e depone nelle mani i territori conquistati, ritirandosi a Caprera.
Diventato popolare in tutto il mondo, influì sui gruppi di orientamento radicale.
Ma non sapeva stare fermo. Ritentò la liberazione di Roma, ma fu fermato dalle forze italiane sull'Aspromonte. Nel1866 partecipò alla III° guerra d'Indipendenza vincendo numerose volte gli austriaci, ma fu fermato da Lamarmora su ordine del re (”Obbedisco!”).
Combatté ancora contro francesi e prussiani, fino a quando si ritirò a Caprera rimanendovi fino alla morte nel 1882, svolgendo però attività di deputato tra le forze democratiche, favorendo la diffusione dei principi della Prima Internazionale e l'organizzazione del movimento operaio.
Angelo E. Cappellini