Nato a Torino nel 1798, figlio del marchese Taparelli D'Azeglio, fin de bambino visse, durante l'occupazione francese del Piemonte, esule a Firenze e, alla caduta di Napoleone, ritornò alla città natale ove frequentò la locale università.
Sottoposto ad un’educazione severa, riacquistata la libertà reagì vivendo in modo disordinato tanto che, da gaudente, il nobile Massimo si guadagnò fra le donne di corte il nomignolo di “sporcaciun”.
Fu scrittore, pittore, patriota e politico di orientamento liberale moderato. Dopo aver ottenuto il grado di sottotenente di cavalleria nel reggimento Piemonte Reale, abbandonò la carriera militare per dissensi nei confronti della classe aristocratica, e li decise di intraprendere la strada artistica di poeta e di pittore, alternandosi tra i salotti intellettuali di Roma, Firenze, Milano ove conobbe e sposò Giulia, figlia di Alessandro Manzoni.
Incoraggiato dal suocero, affiancò all'attività di pittore la scrittura di romanzi storici avendo come soggetti antiche storie di riscatto patriottico come “Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta”.
Sincero patriota, ma cosciente delle grandi differenze fra i vari Stati d'Italia, era contrario ad una unificazione a sola guida piemontese e auspicava la creazione di una confederazione di stati sul modello dell'unità tedesca; per questo fu duramente attaccato dai mazziniani e successivamente anche da Gramsci. Cavour lo definì “empio rivale” (irriverente, che reca grave offesa al sentimento religioso, *Zingarelli*), costringendolo in seguito a dimettersi dagli incarichi pubblici occupati.
Fu primo ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al 1852, in uno dei momenti più drammatici della storia di quel paese, dopo la sconfitta di Carlo Alberto a Novara e la fine della prima guerra d'indipendenza.
L'11 luglio 1859 ebbe l'incarico di costituire un governo provvisorio a Bologna, dopo la cacciata delle truppe pontificie e il 25 gennaio 1860 venne nominato presidente della nascente Provincia di Milano, carica che ricoprì fino al 1861.
Durante gli ultimi anni della sua vita (morì nel 1866), trascorsi sul Lago Maggiore, si dedicò alla scrittura delle sue memorie, pubblicate postume con il titolo “I miei ricordi”.
Aforismi di Massimo d'Azeglio
“Meno partiti ci sono, e meglio si cammina. Beati i paesi dove non ve ne sono che due: uno del presente, il Governo, l'altro dell'avvenire,l'Opposizione”.
“Abbiamo fatto l'Italia, si tratta adesso di fare gli italiani”.
Angelo E. Cappellini