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14 luglio 2011

I giornali di Milano

L'Unità d'Italia e le libertà dello Statuto albertino cambiarono radicalmente l'editoria milanese, aprendo la strada ad uno sviluppo che ancora oggi vede la nostra città al vertice nazionale di questo settore culturale ed economico.

Abbiamo visto come proprio a Milano, già nel 1859, erano apparse le prime edicole in Italia per la vendita dei giornali. Con gli Austriaci, la censura sulla stampa impediva l'esplicarsi di quel “quarto potere” che nei paesi democratici era - ed è - presupposto dell'esistenza di un'opinione pubblica capace di giudicare l'opera dei governanti.
Unico quotidiano era l'ufficiale “Imperial Regia Gazzetta di Milano”, che però aveva cessato le pubblicazioni - non a caso - nel 1848, l’anno delle Cinque Giornate.

Eppure, Milano vantava esponenti culturali moderni: basti citare i nomi di Cesare Beccaria e Carlo Cattaneo.
Gli ambienti intellettuali della città, però, potevano esprimersi solo sulle riviste letterarie (con qualche cautela) o sulle numerose pubblicazioni di carattere tecnico-scientifico che pure ebbero un ruolo importante per il contributo milanese alla nascente cultura nazionale.
Erano parecchi gli “Annali” e i “Giornali” che ospitavano gli scritti e gli aggiornamenti relativi alle arti e alle scienze (medicina, chimica, statistica, belle arti, ingegneria e architettura…), con il grande esempio della rivista “Il Politecnico: repertorio mensile di studi applicati alla prosperità e alla cultura”, fondata nel 1839 da Carlo Cattaneo.
La fine della censura fece saltare il tappo: grandi energie culturali fin lì compresse furono alla radice di un vero e proprio boom dell'editoria, alimentato da un'opinione pubblica assetata di notizie e pronta a sostenere le nuove iniziative sociali e politiche.
E nacquero i quotidiani. Già nel 1859 apparve “La Perseveranza”, quotidiano finanziato da famiglie patrizie della città e sostenitore della Destra liberale, vero punto di riferimento per lo schieramento moderato lombardo. Era venduto a 20 centesimi.
Nel 1866 l'editore Edoardo Sonzogno fondava a Milano il primo quotidiano italiano moderno: “Il Secolo” si vendeva a un soldo (5 c.) ed offriva una promessa di fedeltà al lettore. Indipendenza, raccolta e redazione di notizie anche con l'uso del telegrafo, tempestività della cronaca, saranno alla base di un grande successo che accompagnerà Milano e l'Italia fin nel Novecento, nonostante ripetuti attriti con il potere politico.
In quegli anni apparvero anche testate settimanali, tra le quali “Il Pungolo” (1859, diretto da L. Fortis, riferimento della “scapigliatura”); “La Plebe” (fondato a Lodi nel 1868 da E. Bignami e O. Gnocchi Viani, bisettimanale democratico e poi socialista); “L'Illustrazione Italiana” (1863, poi rifondata dall'editore E. Treves nel 1875). Si noti l'assenza in quegli anni di grandi giornali dichiaratamente cattolici.
Interessante il bisettimanale “Il Suburbano. Giornale del Comune dei Corpi Santi di Milano” apparso brevemente tra il 1862 e il 1863.
Il “Corriere della Sera” uscirà nel 1876, rivolto dal fondatore E. Torelli Viollier ad un pubblico borghese moderato- liberale. La sua concorrenza al “Secolo” avrà successo solo con il sorpasso nelle vendite, nel 1904.


Pietro Solera

Il primo numero del moderato “Corriere della Sera” (5 marzo 1876) fondato e diretto dal giornalista Eugenio Torelli Viollier.

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