Nello storico rapporto formalmente feudale con l’Impero germanico, solo a tratti interrotto dalle incursioni francesi, le relazioni internazionali della Milano prima comunale e poi ducale dovettero svilupparsi principalmente verso l’Europa centrale, favorendo tra l’altro lo sviluppo della tradizionale acciaieria fine della città (armi, utensileria ecc.) e dell’industria delle stoffe di lusso (seta, lana) che si avvaleva del porto di Genova per importare la lana inglese.
Quando a metà del XVI secolo Genova e le sue banche si legarono stabilmente agli Asburgo, divenuti nel contempo i dominatori di Milano, il destino dei traffici milanesi fu segnato, legato agli alti e bassi dell’impero, in un quadro protezionistico: ecco allora la profonda crisi dell’industria laniera nel Seicento e, nel Settecento, la direzione verso Vienna della notevole produzione agricola del Milanese.
Questa situazione ingessata e molto burocratizzata contribuì a spingere i fittavoli e i borghesi milanesi verso le idee e i mercati francesi rinnovati dalla Rivoluzione, con l’obiettivo della libertà economica e politica.
I Savoia portarono a Milano le loro relazioni con la Francia e la Gran Bretagna, mediate dalle banche che favorivano la penetrazione dei capitali e dei prodotti industriali di quei paesi nel nuovo Regno d’Italia.
Le banche parigine e londinesi fecero la parte del leone nella costruzione delle infrastrutture (gas, tramvie e ferrovie), ma l’importante ruolo svolto dai vari rami della famiglia Rotschild (di Parigi, Londra, Francoforte, Vienna) nel passaggio della rete lombardo-venetae dell’Italia centrale, di proprietà dell’austriaca Südbahn, alla Società Ferroviaria Alta Italia, mostrava la complessità degli intrecci finanziari europei nei quali l’Italia si apprestava ad inserirsi.
Gli affari finanziari, il rinnovamento della Borsa Valori (con la gestione del già cospicuo debito pubblico), l’apertura di canali e mercati concorrenti o alternativi furono fattori essenziali per l’ammodernamento e lo sviluppo economico di Milano, come mai prima. La città poté riconquistare il ruolo di ponte tra un’Italia dalle grandi contraddizioni economiche interne e le rivaleggianti aree politico-economiche di un’Europa che stava entrando nella seconda rivoluzione industriale. E l’ammodenamento della città, a sua volta, creò le condizioni per attirare tecnici e capitali svizzeri e tedeschi verso la città che offriva sempre più prospettive di sviluppo industriale (siderurgia, elettricità, chimica). Milano dialogava e faceva affari con tutti, preparandosi a dare vita dagli anni 1870 e 1880 ad industrie proprie che avrebbero segnato un intero secolo della sua storia.
Pietro Solera
Sopra, l’ingegner Giuseppe Colombo (1836-1921), direttore del Politecnico e pioniere dell’industria elettrica italiana col sistema dell’americano Thomas A. Edison.
il banchiere parigino e imprenditore ferroviario James Mayer de Rothschild (1792-1868), dal 1822 barone dell’Impero d’Austria e dal 1830 Grand’Ufficiale della Legion d’Onore, azionista della Società Ferroviaria Alta Italia (1865).
Giovanni Battista Pirelli (1848-1932), fondatore nel 1872 dell’omonima azienda che sfruttava tecniche francesi per la fabbricazione della gomma.
Il Palazzo dei Giureconsulti in piazza Mercanti, dove ebbe sede la Borsa fino al 1901 (tempera di G. Migliara, circa 1820).