A causa di questi danni, crediamo, è nato il mito di una bellissima città dei navigli.
Un mito, appunto. Non lasciamoci ingannare dai dipinti: i navigli erano fogne; come in tutte le città di pianta antica, i bei palazzi erano solo in alcune parti del centro, spesso circondati da quartieri malandati; soprattutto, non erano moltissimi, perché Milano era piccola. Inoltre, nelle piccole vie della città austriaca di metà Ottocento anche i palazzi erano logori e così ci appaiono nelle impietose fotografie del tempo.
L’Unità d’Italia aprì la strada anche al rinnovamento urbanistico: la Galleria e i Portici di piazza del Duomo, la prima Stazione Centrale, il disegno di nuove piazze, i moderni corsi e viali nei primi piani regolatori... come nelle grandi città europee, ora anche a Milano si capiva che una città ambiziosa doveva avere un aspetto pubblico adeguato, monumenti civili, “palazzate” che illustrassero il benessere di ceti nuovi ed intraprendenti.
Interessando via via un tessuto urbano antiquato (e un po’ ammuffito di nome e di fatto), il rinnovamento della città poté allineare realizzazioni di valore che arricchirono il patrimonio edilizio e monumentale pubblico e privato.
In effetti, le belle strade di Milano sono quelle nate o trasformate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In Comune c’era una “Commissione d’Ornato” che giudicava anche l’estetica dei nuovi progetti edilizi. Era un’epoca ottimistica, era la Belle Epoque anche qui. La città investiva su sé stessa, con gusto, magari speculando ma allo stesso tempo accumulando ricchezza architettonica (diversi esempi sono ancora visibili) benché, pur nel succedersi dei piani regolatori, fosse ancora insoddisfacenti la concezione dello spazio urbano nelle sue funzioni e nel suo assetto complessivo.
Pietro Solera

In un quadro del 1840, il ponte sul Naviglio del corso di Porta Romana (alle attuali vie Santa Sofia e Francesco Sforza).

Nel1855 il portico d’ingresso del Teatro alla Scala fronteggiava ancora l’isolato che occupava l’attuale piazza.

Il “coperto del Figini” dipinto da D. Induno (1835)