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27 dicembre 2011

L’altro “grande killer”

Come abbiamo visto nei precedenti articoli i cosiddetti “grandi killer “ sono rappresentati dai tumori della mammella, del polmone, del colon-retto e della prostata: parleremo in questo articolo del tumore del colon-retto.

Il tumore del colon-retto rappresenta la più frequente neoplasia dell'apparato gastrointestinale ed è in assoluto una delle principali cause di morte per cancro. Occupa il secondo posto tra i tumori maligni nel sesso maschile ed al terzo posto nel sesso femminile.
Ogni anno in Italia si osservano circa 40 nuovi casi ogni 100.000 abitanti; si presenta con maggior frequenza fra i 50 ed i 70
anni di età e le localizzazioni più frequenti sono rappresentate dal sigma e dal retto, anche se negli ultimi anni si è osservato un aumento delle localizzazioni a carico del colon destro.
La quasi totalità dei tumori intestinali si sviluppa a partire da una lesione preesistente, inizialmente benigna chiamata polipo adenomatoso, che in un intervallo di tempo di circa una decina di anni tende a degenerare e diventare maligna se non asportata precocemente.
Oltre a questo alcune malattie, come la poliposi famigliare e le malattie infiammatorie croniche intestinali (colite ulcerosa e morbo di Crohn), le diete a basso contenuto di fibre (frutta e verdura) e ricche di grassi giocano un ruolo importante nello sviluppo di questa neoplasia, anche se è stata dimostrata una componente genetica di tipo ereditario.
La sintomatologia dei tumori del colonretto è variabile e dipende dallo stadio e dalla sede della malattia. Nelle neoplasie del colon destro (dal cieco fino al colon trasverso) i sintomi sono spesso tardivi in quanto il paziente non si accorge dell'eventuale perdita di sangue perché le feci ancora liquide ne nascondono la presenza ; per lo stesso motivo, anche in presenza di tumori molto grossi non sono presenti segni di occlusione intestinale. Nelle neoplasie del colon sinistro (dal colon trasverso al sigma e retto) la sintomatologia è meno subdola ed è caratterizzata da:
• sanguinamenti a volte massivi con emissione di feci verniciate di sangue e muco;
• alterazioni dell'alvo, cioè del normale comportamento evacuativo con diarrea alternata a stipsi (stitichezza);
• emissione di feci nastriformi a causa del restringimento del lume intestinale legato alla presenza del tumore;
• sintomatologia occlusiva vera e propria con dolori addominali diffusi tipo colica legati all'impossibilità di evacuare.
Accanto a questi sintomi locali, sono presenti anche sintomi generali come l'anemizzazione, la perdita di peso anche importante, in presenza di un'alimentazione normale, e la grande astenia.
L'esame di scelta per la diagnosi di tumore del colon retto è la colonscopia, che consiste nell'introdurre una sonda a fibre ottiche dallo sfintere anale fino al cieco; in tal modo è possibile visualizzare tutto il grosso intestino ed anche di asportare o biopsiare eventuali polipi o zone sospette della mucosa intestinale. Utilizzando la TAC è oggi possibile eseguire un colonscopia chiamata “virtuale” che, come l'esame endoscopico, permette di visualizzare il lume intestinale senza fastidio ma non permette nè di eseguire biopsie nè di asportare eventuali polipi evidenziati.
Un altro esame utile, anche se meno preciso, per la diagnosi di neoplasia intestinale è il clisma opaco che permette di evidenziare eventuali restringimenti del lume intestinale.
Altri esami, come l'ecografia e la TAC Total Body, sono utili non per la diagnosi ma per valutare la diffusione del tumore stesso al di fuori dell'intestino.
La dimostrazione che il carcinoma del colon-retto insorge su un polipo adenomatoso presente da anni consente di attuare
programmi di screening e sorveglianza sulla popolazione, consistenti nella ricerca di sangue occulto fecale, con cadenza annuale nei soggetti sopra i 50 anni senza familiarietà per tumore intestinale e nell'esecuzione di una colonscopia ogni 5/7 anni negli stessi individui.
Nei soggetti con familiarità si consigliano gli stessi esami a cadenza annuale a partire dai 40-45 anni.
Una volta posta diagnosi di tumore del colon-retto la terapia di scelta è quella chirurgica, che può rivelarsi curativa con una sopravvivenza globale a 5 anni compresa fra il 55 ed il 75%. Il fattore più importante, condizionante la prognosi, risulta essere lo stadio di diffusione del tumore. Pertanto nelle lesioni confinate alla sottomucosa la sopravvivenza a 5 anni arriva a 80-90%, mentre nelle neoplasie che presentano già un coinvolgimento delle stazioni linfonodali la sopravvivenza a 5 anni scende a 25-40 %; da questi dati risulta evidente l'importanza della diagnosi quanto più precoce possibile.
I trattamenti chemioterapici che seguono l'intervento chirurgico hanno durata variabile, 6-8 mesi. Discretamente tollerati, hanno permesso di prolungare le speranze di vita anche fino a 20 mesi persino nelle forme di neoplasia del colon già metastatiche.
 

Dr Giacomo Brighenti
Specialista in Geriatria

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