Nel caso in cui si sia avuta la conferma della presenza di tumore prostatico è necessario sottoporre il paziente alla cosiddetta “stadiazione” ossia la valutazione della diffusione della malattia, se il tumore sia rimasto cioè confinato all'interno della ghiandola o se si sia già diffusa in altre parti del corpo, sottoponendo il paziente a una TAC total body ed eventualmente ad un a scintigrafia ossea total body.
Le terapie per il tumore della prostata sono varie ed attualmente offrono buoni risultati a patto che, al momento della diagnosi, il tumore sia confinato all'interno della ghiandola e non ci siano indicatori che facciano propendere per una prognosi sfavorevole, come ad esempio un PSA o un Indice di Gleason molto elevati.
La prima opzione terapeutica, generalmente indicata per le persone più giovani, è rappresentata dall'intervento chirurgico di
prostatectomia radicale, che prevede l'asportazione della ghiandola prostatica con le vescichette seminali e l'asportazione dei linfonodi.
Le due maggiori complicanze post-operatorie sono rappresentate dal deficit erettile (mancanza di erezione) e dall'incontinenza
urinaria: la prima può essere evitata con il risparmio dei nervi che permettono l'erezione, la seconda da un'accurata ricostruzione chirurgica della vescica e dell'uretra.
La seconda opzione terapeutica è rappresentata dalla radioterapia , ossia l'irradiazione della ghiandola prostatica con fasci di raggi X, che utilizza radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando di salvaguardare i tessuti
sani circostanti. Essa può essere usata a scopo curativo, adiuvante postoperatorio, cioè al fine di eliminare cellule tumorali residue dopo l'operazione, inoltre per ridurre il rischio di recidive ed infine nel caso dei tumori recidivi a scopo palliativo per ridurre la massa tumorale e diminuire la sintomatologia dolorosa.
La terza opzione terapeutica è rappresentata dalla brachiterapia, una radioterapia in cui la sorgente radiogena è costituita da piccoli semi radioattivi che vengono collocati all'interno della ghiandola prostatica, e che rilasciano lentamente e progressivamente radiazioni che distruggono le cellule tumorali.
Gli effetti collaterali principali della brachiterapia possono presentarsi a breve termine e sono rappresentati da: cistiti, incontinenza fecale e bruciore anale, talvolta perdita di sangue rettale, oppure possono presentarsi tardivamente sotto forma di disturbi vescicali, intestinali e perdita dell'erezione.
L'ultima opzione terapeutica è rappresentata dalla terapia ormonale, cioè una terapia che ha lo scopo di ridurre od azzerare i livelli di testosterone, ormone prodotto dai testicoli che svolge un'azione favorente lo sviluppo del tumore prostatico.
Con questo tipo di terapia, costituita da pastiglie e/o iniezioni, è possibile rallentare o bloccare la malattia. In genere viene prescritta quando la malattia è appena diagnosticata, in attesa di intervento chirurgico o di radioterapia.
Come abbiamo visto, per il tumore della prostata esistono numerose opzioni terapeutiche che da sole od in associazione permettono di guarire o comunque rallentare la progressione della malattia, tanto che il tumore della prostata diagnosticato
precocemente presenta buone percentuali di sopravvivenza nel tempo.