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13 febbraio 2012

Suggestioni al Museo del Novecento

Pomeriggio di un giorno festivo. E' inverno; cielo terso, voglia di prendere il tram, vedere gente, vedere cose belle. Con Anna sono diretta verso piazza Duomo, al Museo del Novecento (mai entrata prima di oggi).

Ingresso gratuito (grazie, Comune di Milano!). Grandi vetrate, passaggio in salita a spirale, fino al “Quarto Stato”, che ci appare in penombra, in tutta la sua magnificenza.
L’opera accoglie i visitatori con le figure di una classe sociale che si sta affermando all'inizio di quel secolo, e che oggi sta - temo - scomparendo... come sta scomparendo il lavoro. Ho da poco ultimato il primo libro di Ken Follett sulla trilogia del XX secolo, “La Caduta dei Giganti”, ove la nobiltà si scosta per lasciare spazio ai lavoratori del proletariato nel Parlamento britannico e in Europa in generale. Tristemente penso che il XXI secolo già vede dissiparsi la potenza delle figure che emergono e si stagliano, orgogliose e fiere, sulla tela che ho di fronte. Ma una voce concitata si alza nel corridoio: appartiene a una giovane donna scalza, che veste come la madre di Volpedo, corre lungo la spirale, gridando di essere riuscita a sfuggire al quadro, ma teme di essere catturata dai gendarmi: è rimasta sola in un ambiente estraneo...
Indifferenti alla sua sorte, ma con un sorriso divertito, proseguiamo l'ascesa ed entriamo nella sala delle avanguardie internazionali: Paul Klee, Matisse, il nostro Modì. Oltre questa sala ci aspetta Boccioni e la sua celeberrima scultura “Forme uniche della continuità nello spazio”. Se amo le figure classiche di Fidia, o di Brunelleschi, del Bernini, devo ammettere che la figura umana creata da Boccioni mi lascia un brivido inaspettato.
Proseguiamo attraverso Balla e Carrà, visitiamo
De Chirico, arriviamo dinnanzi alla “Sete”, di Arturo Martini. Anche qui, la forza di questa figura, tesa a spegnere una esigenza fisica molto più forte del senso della maternità, vince il mio amore per la scultura classica.
Dalla sala adiacente ci giunge la voce un po' snob di una donna che si lamenta di quanto sia noiosa la vita di una signora borghese: scegliere il rossetto giusto, da coordinare con il cappellino all'ultima moda… Siede di fianco al quadro di Marussig, Donne al Caffè, e addenta con estrema grazia dei biscottini simili a quelli del dipinto. Torno con la mente al personaggio di Volpedo, e mi sovviene l'amatissimo Pirandello: deve trattarsi dell'inedito “Due Personaggi in fuga dal Pittore”.
Le sculture di Melotti mi lasciano completamente perplessa : sono io che non capisco.
Passiamo sotto il bellissimo soffitto di Fontana. Mi lascio distrarre dalle ampie vetrate, dalla piazza sottostante, dal Duomo:una vista che toglie il fiato. Alla sezione cinetica, dove l'Ambiente a Shock Luminosi mi rammenta istintivamente i Pink Floyd. Certo, in un luogo dove l'arte compenetra l'arte, dove la letteratura prende a braccetto la pittura, potrebbero stare a meraviglia qui le note di “Shine On You Crazy Diamond”, oppure “Money”… E nelle sale precedenti cosa avremmo potuto suonare? Šostakoviè, magari. Mi affascina pensare che una espressione, diversa da un'altra, la sposi dando origine ad un connubio migliore di quanto non fossero precedentemente, singolarmente, entrambe.
Osservare il microcosmo del museo del Novecento, dove ogni forma vive di vita propria e anche di vita in comune - un'opera insieme a tutte le altre, in un vortice che ammalia, e percepire così tutto il nostro mondo, con persone tanto diverse l'una dall'altra, che pensano in modo diverso, parlano, costruiscono, mangiano, vivono in modo diverso. Un insieme meraviglioso, da difendere, da amare.
 

Monica Vannucci

 

  Martini (1934)

 

 Marussig (1924)  

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